La crisi nel vasistas

Mica potevi immaginare che sotto quella fessura da cui passavi giusta giusta ci sarebbe stato lo scivolone senza pavimento; mica potevi sapere che quella fessura non correva dritta lineare e parallela al muro, ma che si sarebbe ristretta come la punta di un cono gelato e tu ci saresti finita proprio nel mezzo, come Lucifero incastrato al centro della Terra. Così ti sei avventurata sull’inferriata e ti ho pure notata attraverso il vetro della finestra dicendomi ma guarda che agile, ma guarda che scimmia. Poi ti ho sentita precipitare e quel verso a metà tra la rabbia e lo spavento è arrivato forse prima del rumore  sordo del Tumb e io ero in cucina che sorseggiavo il mio tè, che guardavo l’alloro ingrassare dietro la rete, che intingevo biscotti e poi Tumb. Ho saputo che eri tu e mi sono pure arrabbiata dicendomi Ecco ce l’hai fatta a cadere che razza di cretina ; e ti ho trovata incastrata incazzata, un groviglio di gatta a metà con il muso e le zampe a penzoloni sulla lavella del bagno e la metà del resto a penzoloni verso il cortile; eri lì che ti dimenavi nel vasistas ululando diversa da qualsiasi felino, così ho fatto l’unica cosa che mi è venuta in mente di fare: ho infilato le mani nella metà a penzoloni verso di me cercando di sollevarti dal vertice. Tu incastrata, inamovibile. Tu ferocissima e forse convinta che la causa del dolore a questo punto fosse la bipede in pigiama accorsa dalla cucina in preda al panico più di te; che fossero quelle mani che dal basso inutilmente ti spingevano verso l’alto mentre tu rimanevi lì, in quello spigolo di finestra aperta a metà, mica potevi mordere il serramento. Mica potevi azzannare il vetro o il davanzale. C’erano quelle due mani di carne appositamente a diposizione e che hai ridotto a brandelli finché l’illuminazione divina mi ha consigliato di afferrarti per la collottola. E tirarti su, lungo la fessura. E liberarti dall’incastro, come un tappo che si sfila e respira.
Cara gattina, mica potevi immaginare. In effetti, a ben pensarci, potevo immaginarlo io, risparmiandomi un paio di buchi tra avambraccio polso indice e anulare. Semplice, pragmatico, indolore.
Accorrere, osservare, trasalire parlandoti con tono accorato e suadente.  Micetta come ti senti lì appesa alla mia finestra? Farò tutto il fattibile che posso fare e forse ancora qualcosa in più del fattibile in questa sfavorevole congiuntura che ci vede protagonisti. Ma mentre tu sei lì miagolante a ciondolare con la pancia schiacciata tra due ante ti suggerisco di portare il tuo pensiero alle miriadi di gatti finiti schiacciati in mezzo a una strada, miseri loro: ecco, tu pensa a quanto sia felice rispetto al loro il tuo destino qui appesa alla mia finestra. Scommetto, anzi, capirai anche tu, che caterve e infinità di altre file di gatti pagherebbero per avere il tuo posto, pur di avere magari un decimo delle crocchette garantite come hai tu, micetta cara bella. Disincastrarti da dove ti sei ficcata mi costerà un’ onorevole fatica anche morale – che sottrarrò debitamente alla tua prossima razione di latte –  ma la mia magnanimità sconfinata  mi spinge a mettere da parte ogni remora. Vuoi uscire dal buco in cui ti sei incastrata a causa della tua stupidità? Il segreto è nelle mie mani e tu non avrai motivo di addentarle. Aprirò la finestra e tu sarai finalmente libera di scorrazzare dietro ai topi per guadagnarti come prima il pane che ti offro.
Il meccanismo vasistas, lo sai bene anche tu, richiede che io chiuda la finestra prima di poterla riaprire bene per intero da un lato. Insieme ce la faremo. Stringi i denti, cara gattina: in questa crisi congiunturale dobbiamo dare tutti un po’ di più, perché ci siamo tutti in mezzo. Soprattutto tu.

19. giugno 2012 by Elena
Categories: Le mie 1000grudicarta | Tags: | 2 comments

Comments (2)

  1. Circa 2 ore fa riaccompagnavo la mia fidanzata a casa.
    Nel pianerottolo del palazzo si sentiva la madre piangere il padre che si lamentava di qualcosa. Preoccupata ha aperto di corsa la porta e ha scoperto che il suo povero cucciolo a differenza della tua gatta non c’è l’ha fatta. Lui è rimasto agganciato con la sola testa in una porta finestra aperta a vasistas. Era certamente salito sul carrellino munito di rotelle (ahimè) per guardare fuori attraverso lo spazio fra infisso e parete… quello spazio a “V” che gli consentiva di vedere fuori è diventato letale.
    Mentre, ingenuamente, poneva la testa fuori dalla finestra e si reggeva sulle zampe posteriori, le rotelle hanno fatto indietreggiare il carrello, e quindi, l’unico punto di appoggio del povero micio.

    I genitori erano rincasati da un solo minuto; abbiamo quindi potuto solo provare a rianimare il gattino che ancora caldo ci aveva già lasciato nella peggior morte possibile in un appartamento a prova di gatto… perlomeno così pareva a noi.

    Finestre e porte finestra vasistas sono come dei cappi per i poveri felini. Non lo sapevamo, purtroppo lo abbiamo imparato stanotte.

    • No che triste..la mia gatta ce l’ha fatta e io ne ho anche scherzato; mi dispiace tanto per quel gattino. Davvero.

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