Forse anche i gatti applaudirebbero

Tanto per contraddire parole scritte di recente, oggi il caldo è insostenibile. C’è il solito cielo a specchio; c’è la solita ombra degli alberi di susine e la solita fontana, ma muovermi oltre la soglia di casa mi costerebbe una fatica sovrumana; perfino leggere mi pesa come se i  neuroni anch’essi ansimanti per il solo fatto di spostarsi mi facessero sudare. Però ce l’ho fatta lo stesso. A trascinarmi alla finestra, a osservare il bianco abbagliante in cortile trovandovi  i gatti spalmati sulle strisce di frescura. Naturalmente c’eri anche tu. Con la tua bella pancia lievitata come una pagnotta, sotto il pelo maculato bigio focato e bianco. Sei ancora una bambina. Una bambina con la pancia piena di gattini e il caldo che ti affatica, si vede: fai un movimento poi ti sdrai. Gli occhi ambrati, il naso rosa. Quando sarà l’ora lo sentirai. E saprai dove acquattarti; saprai come muoverti, cosa leccare; saprai cosa sta accadendo anche se nessuno te lo ha insegnato. Sarai sola probabilmente sulla legnaia e partorirai i tuoi cuccioli. Anche tu sei nata così, in una cassetta di cartone in bilico sui ceppi di faggio; e adesso non hai ancora compiuto un anno. Sei solo una bambina. Una bambina con la pancia rotonda come una borsa che ti porti.

Tua sorella, quella striata con la coda corta, è incinta pure lei sicuramente del gatto rosso con la testa grossa. Quello che tra l’altro forse è anche un vostro genitore. Vostra madre invece sottile come una sardina allatta i due gattini dell’ennesima cucciolata: l’ho presa in braccio l’altra sera e faceva le fusa; col pelo rado, leggera come un soffione che perde i suoi steli e diventa sempre più secco. C’è che però io non sono felice.

Non sono felice nel trovarvi così, sole e ingravidate da vostro padre, a partorire ogni sei mesi su una legnaia; a partorire, tra gli altri, altre gatte che a loro volta partoriranno dopo sei mesi. Perché non siete le mie gatte. Siete le gatte di una vicina, ma avete scelto la mia legnaia. Avete scelto le ciotole di croccantini che trovate vicino al mio zerbino e la frescura sotto al mio rosmarino.

Non sono felice perché incomincio a trovare inascoltabili certi ragionamenti sulla natura che ci pensa, sulle madri che insegnano ai cuccioli, sul tempo in cui una volta si faceva così e che quindi va bene. C’è che inizio a trovare profondamente immorale, e anche un po’ ipocrita, il convincimento di certe persone di poter tenere animali per il solo gusto di trovarseli a scorrazzare in cortile, come se il vento ce li posasse e se li nutrisse pure. Dicendolo pure con orgoglio, mentre dal balcone si pinzano le mollette sulla biancheria, discorrendo del caldo e della natura che ci pensa.

Ecco, come donna faccio fatica a pensarci. Come madre ancora di meno. Ma adesso, mentre guardo quelle pance, mentre sento questo caldo che rende tutto più insostenibile – rende insostenibile se stesso, le pance ingravidate e pure i discorsi che sento scendere dal balcone  – inizio a persuadermi che sia giusto. Pensare alla sterilizzazione. Solo a pronunciarne il nome sono assalita da frotte di pensieri terrificanti, da visioni di lager nazisti e di violazione dei diritti animali. È un principio che mi angoscia, che mi fa sentire terribilmente in colpa; ma non vedo soluzioni alternative. Fuorché munirmi finalmente di un fucile a pompa.

Per replicare una volta per tutte ai prossimi illuminati ragionamenti che coglierò dietro la begonia, aprendo la finestra e mirando verso quel balcone. Forse anche i gatti applaudirebbero.

15. luglio 2012 by Elena
Categories: Le mie 1000grudicarta | Tags: | Leave a comment

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