Pensando a lattuga e germogli

Alla fine ho ceduto: sarà stata la luna in fase appena calante in una sera piena di grilli. Ieri mi sono arresa al richiamo ancestrale così docilmente che manco avrei immaginato. Spudoratamente e quasi con orgoglio ho capitolato all’odore che si infila dritto su per le narici e fila al cervello come un proiettile.

Quattro mesi valgono pure  la bellezza di circa centoventi giorni. Centoventi giorni di astensione e rigore; di serena compiutezza e auto gratificazione nel dirsi ce la posso fare. Ce la posso fare a guardare le mucche e le pecore e i vitelli e i maiali grufolanti dicendo in cuor mio amici miei ho smesso di mangiarvi. Posso guardarvi con tenerezza  priva di ipocrisia perché nel mio piatto ormai ospito da centoventi giorni esclusivamente proteine di origine vegetale e una caterva di dolciumi tappa inquietudini. Rinunciando non senza qualche sacrificio anche alle perle della mia trascorsa vita da carnivora: il vitello tonnato e la cotoletta alla milanese. Ma la scelta mi è parsa fin da subito saggia e doverosa, in nome innanzitutto di ciò che oserei definire un principio di non violenza eccetera

però alla fine ho ceduto.

Quattro mesi di dieta vegetariana azzerati in un Amen da un odore che fuma sollevandosi dai tendoni, tra i meli, l’erba recisa e la musica sgangherata; tra cosce scosciate, braccia sbracciate e birre alla spina servite spumose nei bicchieri di plastica.

È stato una sorta di istinto primordiale. È stato il risveglio dello spirito bestiale assetato di ferro grondante e di grasso colante dalle griglie. Covava dentro, sotto la canottiera, sotto gli strati di pelle e l’ombelico; sotto nelle profondità addominali in cui poltriva da centoventi giorni senza darsi per vinto il maledetto. È bastato quel profumo di carne alla brace a entrarmi nella fossa cranica posteriore solleticando il primitivo cervello rettiliano, ed è stata subito una sete più che una fame. C’era la luna in fase appena calante e a un certo punto è sparita; c’erano i grilli e stridevano forti come se urlassero dallo spavento e a un certo punto sono morti anche loro nel buio e in quell’odore. C’era solo una voglia irrequieta di avventarmi e possedere quell’odore di carne arrostita prima ancora di quella carne; di rotolarmici come un lupo con occhi iniettati di rosso e sentirmelo addosso dal capo alla coda quell’odore di carne e di ferro e di muscoli rosolati sul fuoco. Di addentarvi i canini e strappare la polpa trangugiandola a morsi dalle ossa come una belva, sollevando la gola e piantando le unghie nella terra; ringhiando di pura soddisfazione.

Strano. Adesso pensando a lattuga e germogli provo una certa repulsione viscerale.

05. agosto 2012 by Elena
Categories: Le mie 1000grudicarta | Tags: | Leave a comment

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