Sentirmi salva

A volte mascherare lo scoramento è un po’ come coprire un ematoma con la cipria: il blu poco a poco trasuda ed è ancora più infelice. Stasera  mi sento triste e trattengo il magone come un boccone andato di traverso. Vorrei varcare la sala della pizzeria come una Drag Queen sfavillante nelle paillettes; invece mi sento desolata come un paese che ha perso i suoi figli.

Improvvisamente la cena con ex-colleghe mi sembra un raduno di reduci: ciascuna di noi però ha addomesticato con dedizione le proprie ferite.

Anna mi sorride con delicatezza, avverto l’autentico calore che per tanto tempo ho respirato a scuola: perché in passato me ne sono assuefatta? Come se condividere valori con i colleghi di lavoro sia un aspetto scontato, anziché un dono.

Voglio mentirmi. Come se non fosse trascorso nulla, come se nulla fosse accaduto; come se le congiunture, le unità lavorative, lo sfinimento mentale non fossero che ologrammi proiettati sul muro. Perché stasera Patrizia ha lo smalto color vinaccia e  il suo tono è lo stesso che incontravo al mattino, perché è ancora esilarante ascoltare i suoi racconti; perché sento che Chiara è tornata a dipingere; perché Silvia è vestita di rosso come un papavero, ed è come se oggi avessimo ancora lavorato nello stesso ufficio, lamentandoci a vicenda della mancanza di sole dietro la terribile parete divisoria.

Respiro la sintonia che è rimasta tale e mi fa sentire autentica. Me la bevo come una pozione, mi dico che sono al sicuro, nelle misere certezze del mio quotidiano. Poi si insinua la consapevolezza delle strade che invece tra noi si sono divise e mi sento orfana.

Cerco Cristina, vorrei avere addosso la sfrontatezza del suo giubbotto fucsia, vorrei imparare a sdrammatizzare, a slacciare le mie impostazioni, a trovare fluidità. Mi dico Il passato è passato e il presente è diverso. Mi dico: forse si tratta di sentire che percorro un unico circolare presente che ogni tanto scrolla il suo pulviscolo e si espande a spirale come una galassia. Forse si tratta di sentire che posso fidarmi del cambiamento.

Fidarmi. Anche mentre Aurora indossa la collana che le abbiamo regalato e io sto zitta e sorrido, mentre vorrei solo dirle che che ovunque a scuola c’è ancora la sua impronta. Che ho paura.

Invece. Lasciare andare, voglio lasciare andare. Lasciare arrivare la gratitudine per una relazione al femminile che è viva, che mi nutre soprattutto adesso, perché ne ho compreso il valore con maggiore lucidità. Lasciarmi accogliere nell’abbraccio che stringe colleghe insieme a colleghe che sono diventate ex colleghe, ma alla fine poi non fa alcuna differenza.  Sentirmi salva.

10. febbraio 2018 by Elena
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