Quattrocentododici. Kusudama

Il kusudama è una sfera di moduli di carta, in genere a forma di fiori stilizzati; la piegatura dei singoli petali non è affatto complicata, però le fasi di incollaggio e assemblaggio delle unità richiedono tempi piuttosto lunghi: in Giappone è un dono augurale e appeso all’ingresso delle case diventa simbolo di buon auspicio. L’ultima ora che ci separa dall’inizio delle vacanze natalizie è dedicata al nostro secondo Kusudama. Il primo, che risale a settembre, ha inaugurato l’anno scolastico ed è sospeso sulla porta dell’aula: una palla colorata che chiunque per prima cosa vede varcando l’ingresso della Seconda. Voglio che la nostra seconda sfera di fiori sia dedicata all’anno che si sta per chiudere e, tra un biscotto allo zenzero e la musica in sottofondo di Fabrizio de André, assegno l’ultimo compito ai secondini. Sulla pancia bianca dei quadrati di carta scriveremo ciò che di più bello ricordiamo di questo anno e tutti insieme i nostri fogli, ripiegati due volte su se stessi a formare altri minuscoli quattro riquadri, germoglieranno nella forma tonda che racchiuderà i ricordi di qualcosa che ci ha arricchiti. Qual è la cosa più bella che vogliamo scrivere e donare al nostro Kusudama? Gli amici. I biscotti della prof. La ragazza di cui sono innamorato e che ho conosciuto quest’anno. L’aver riso a crepapelle quel pomeriggio. Luca non ha colto che il lavoro oggi è diverso e, dimenticandosi buona parte dei passaggi, ha piegato una gru. Unica di oggi, che si aggiunge alle quattrocentoundici piegate fino a ieri, ha inglobato nella carta blu un messaggio bellissimo, che non rivelerò.

Niccolò invece stranamente temporeggia. Siamo giunti a una svolta planetaria se finalmente un paroliere incoronato, lesto normalmente alla polemica in stile Cascate del Niagara, si trova in uno stato di esitazione. Non sa scegliere. “Troppe cose belle, profy” . E subito mi sembra una delle affermazioni più incantevoli che io abbia sentito in questi ultimi giorni. Non riesco a scegliere perché ciò che di bello ho vissuto in un anno è davvero tanto, non posso scriverlo su questo foglio di carta quadrato, non ci starebbe. Ecco dunque l’augurio che trovo immediatamente per me stessa e che giro a chiunque altro voglia accoglierlo; lo scrivo in stampatello all’interno del mio foglio: saper recuperare e confondermi nel Bello del duemilaundici, non raccapezzarmici,  non riuscire neppure più a scriverlo. Perché un foglio solo non basterebbe.

23. dicembre 2011 by Elena
Categories: 1000 gru a scuola | Tags: , , | 1 comment

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