Chi sono

Sono una che pensa.

Non nel senso che si fa venire delle idee; nel senso che quei pensieri se li tiene a bighellonare in testa come in una lavatrice, mentre sopra la testa galleggia una nuvoletta da fumetto in cui si legge mumble mumble.

Sono una che si perdeva nel proprio mumble mumble.

Per  molto tempo quei pensieri non hanno fatto che girare e basta; così a vuoto, come fanno in un bicchiere di acqua frizzante le bollicine di anidride carbonica che alla fine evaporano e non se ne sa più nulla.

A un certo punto mi sono detta però che spreco. Quello svanire senza lasciare neppure un odore. Non volevo che tutto finisse come le bollicine in un bicchiere di acqua frizzante, in un venire a galla per poi sparire in un plic.

Così ho provato a scrivere, quando per i fatti miei  ho iniziato a piegare mille origami a forma di gru. A questi mille origami se ne sono aggiunti altri mille, che sono diventati un progetto  nella scuola in cui insegno dal 2002: questo è il  motivo per cui tutti gli articoli scritti da ottobre 2011 a giugno 2012  lo raccontano come un diario di bordo.

Il motivo invece per cui questo Blog continua ad esistere è che ci ho preso gusto.

A smettere di pensare soltanto; a fermarmi, – quando non cedo alla seduzione dell’affaccendarmi in faccende multiformi – a fermarmi per scrivere. Forse scrivere per me è come piegare un origami. Quasi sempre ciò che ne esce mi sorprende e da un senso a qualcosa che prima era solo un mumble mumble ; era solo un pensiero errante; era solo un foglio di carta senza pieghe.

Quasi sempre ciò che ne esce poi non evapora più.

 

Per commenti, dubbi o info potete trovarmi qui:

info@1000grudicarta.it

Sono Elena Quelladellegru.

E di solito rispondo.

 

Comments (2)

  1. “L’uomo curvo sulla sua motocicletta è tutto concentrato sull’attimo presente del suo volo; egli si aggrappa a un frammento di tempo scisso dal passato come dal futuro; si è sottratto alla continuità del tempo; è fuori del tempo; in altre parole, è in uno stato di estasi; in tale stato non sa niente della sua età, niente di sua moglie, niente dei suoi figli, niente dei suoi guai, e di conseguenza non ha paura, poichè l’origine della paura è nel futuro, e chi si è affrancato dal futuro non ha più nulla da temere.
    La velocità è la forma di estasi che la rivoluzione tecnologica ha regalato all’uomo. A differenza del motociclista, l’uomo che corre a piedi è sempre presente al proprio corpo, costretto com’è a pensare continuamente alle vesciche, all’affanno; quando corre avverte il proprio peso e la propria età, ed è più che mai consapevole di se stesso e del tempo della sua vita. Ma quando l’uomo delega il potere di produrre velocità a una macchina, allora tutto cambia: il suo corpo è fuori gioco, e la velocità a cui si abbandona è incorporea, immateriale – velocità pura, velocità in sé e per sé, velocità-estasi. [...]
    Perchè è scomparso il piacere della lentezza? Dove mai sono finiti i perdigiorno di un tempo? Dove sono quegli eroi sfaccendati delle canzoni popolari, quei vagabondi che vanno a zonzo da un mulino all’altro e dormono sotto le stelle? Sono scomparsi insieme ai sentieri fra i campi, insieme ai prati e alle radure, insieme alla natura? Un proverbio ceco definisce il loro placido ozio con una metafora: essi contemplano le finestre del buon Dio. Chi contempla le finestre del buon Dio non si annoia; è felice. Nel nostro mondo, l’ozio è diventato inattività, che è tutt’altra cosa: che è inattivo è frustrato, si annoia, è costantemente alla ricerca del movimento che gli manca.”

    Milan Kundera, La lentezza, Adelphi, 1995.

    • Grazie Benedetta, che bella citazione. Aggiungerò il testo di Kundera (che purtroppo non ho ancora letto) alla biblioteca di 1000gru. Un abbraccio

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