Progetto numero due

“Dove andiamo? Dritti contro un muro. Siamo a bordo di un bolide senza pilota, senza marcia indietro e senza freni, che sta andando a fracassarsi contro i limiti del pianeta[1]”: così causticamente scrive Serge Latouche nell’introduzione al suo breve trattato sulla decrescita, difendendo la necessità di ripensare l’attuale sistema economico basato sulla crescita ad oltranza e sulla dismisura, tentando di mettere in discussione uno stile di vita non più percorribile a simili costi.

In questi ultimi anni si è assistito a una crescente sensibilità per la questione ambientale, che ha visto la ridondanza di termini quali Ecologia, Ambientalismo, Sostenibilità.

Il medesimo momento storico presente, contratto dalla crisi economica, pone in discussione inevitabilmente i principi dominanti nell’era dei consumi da cui siamo stati allevati, e dovrebbe renderci più allettanti i valori di morigeratezza ed equilibrio. Con sempre maggiore insistenza i media ci illustrano la crisi, non solo economica ma anche ambientale, che stiamo vivendo: se ne parla legittimamente in termini globali, ma da una tale prospettiva che genera esclusivamente un senso di ansia e di frustrazione che non conducono a nessuna presa di posizione concreta. Di fronte a una questione di proporzioni catastrofiche e “globali” il singolo individuo prende atto del problema ma di fatto si sente impotente, poiché il proprio contributo pare irrisorio per incidere sugli equilibri planetari.

Il progetto è dunque il tentativo di osservare la questione ambientale a scuola da una prospettiva più microscopica e semplice, per comprendere quanto nella nostra quotidianità ciascuno di noi, con piccole scelte concrete e responsabili, possa agire in modo “sostenibile” : perché “sostenibile” può essere il nostro atteggiamento nei confronti dell’ambiente, che è fatto di natura ma anche di persone e di relazioni.

Senza alcuna pretesa di raggiungere una soluzione alla questione ambientale planetaria e ben consapevoli che un reale e radicale approccio alla sostenibilità richiederebbe una rivoluzione profonda del nostro attuale modo di vivere e pensare, attraverso questo percorso didattico desideriamo offrire comunque una modalità per fare la nostra parte, diventando maestri di noi stessi e di chi ci sta accanto, pur con tutte le difficoltà e le contraddizioni che ci accadrà di affrontare.

Uno dei punti cardinali del programma prevede l’avvicinamento allo stereotipo del “rifiuto”: con questo termine di accezione negativa si intende in generale qualcosa di cui disfarsi, perché è diventato inservibile e privo di significato; il “rifiuto” una volta consegnato al contenitore-immondizia scompare dal nostro campo visivo cosicché non ci si debba più occupare né del suo destino né tanto meno delle sue conseguenze laddove è stato gettato. Sarebbe interessante invece modificarne l’approccio, superando la consolidata tendenza all’usa e getta.

Il progetto culminerà infatti con la realizzazione, in materiali rigorosamente usati, di un forno alimentato a energia solare, con il quale verrà cotto del pane da condividere tra gli ospiti e i partecipanti in una giornata della prossima primavera 2013: il forno solare, oltre a dimostrare concretamente la potenza della risorsa-Sole, permetterà di mettere in campo tra i ragazzi una serie di contenuti: il valore del ri-uso di materiali usati; la creatività e la collaborazione nell’ideare e nel portare a termine il proprio manufatto; la condivisione di un nutrimento semplice e antico, che da sempre accomuna gli esseri umani.



[1] S. Latouche, Breve trattato sulla decrescita serena, Bollati Boringhieri, Torino 2008, p.11

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  1. Pingback: Manca solo il nome | 1000grudicarta

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